LA DUE DILIGENCE

Le attività di controllo in azienda, generalmente, sono delegate alla legge; vengono così nominati organismi esterni, come il Collegio Sindacale oppure gli Organismi di Vigilanza per quanto riguarda i controlli derivati dalla prevenzione dei reati. Tuttavia questi tipi di controlli non hanno nulla a che vedere con le attività di controllo che si definiscono di Due Diligence: non solo perché queste ultime hanno applicazione occasionale, mentre i controlli di cui sopra hanno carattere continuativo, ma soprattutto per la diversa intensità con la quale i controlli vengono realizzati e gestiti.

Due Diligence, parola di derivazione anglosassone, che letteralmente si traduce in “dovuta diligenza”, si definisce come una attività di verifica dello stato di salute complessivo di una impresa, che si svolge contestualmente ad una trattativa per la sua possibile acquisizione da parte di altre società.

L’obiettivo della Due Diligence infatti è solitamente riconducibile ad una operazione di acquisizione della società, o sicuramente di allargamento della compagine societaria con l’ingresso di nuovi soggetti.
Ecco allora che la Due Diligence, non si focalizzi solo sul profilo legale della gestione societaria, ma rappresenta una approfondita e completa analisi dell’azienda in tutti i suoi aspetti di business e di gestione; dagli aspetti contabili ed amministrativi a quelli legali, finanziari, ambientali, societari, e fiscali, fino a quelli più propriamente collegati al mercato, alla concorrenza, alla produzione ed alle relazioni con clienti e fornitori. 

Un vero e proprio check-up sullo stato di salute e correttezza di gestione della società.
Per il management la Due Diligence è spesso considerata un grande inconveniente; intanto si sovrappone alle attività quotidiane generando ulteriori carichi di lavoro, poi l’ingresso di professionisti esterni (non perfettamente coscienti del business) costringe i manager, e le funzioni di riferimento, ad analisi forzate di eventi che spesso si considerano di scarsa rilevanza. La Due DIligence rappresenta un giudizio esterno di buona gestione da parte del management.
E’ questo un aspetto su cui poco ci si sofferma; è vero che per il management contano solo i risultati, ma è anche vero che la qualità della gestione è un valore aggiunto a cui nessuno deve rinunciare, dall’imprenditore fino agli azionisti. 

Ottenere risultati ma nel rispetto di norme, procedure e buone prassi è indispensabile. Un altro aspetto da non sottovalutare è anche l’opportunità che offre un processo di Due Diligence di ottenere un confronto con esperienze e professionalità diverse dalla routine, e dai modelli normalmente funzionanti in azienda; da questi scambi, se affrontati nel giusto spirito e competenza, si possono avviare futuri processi di miglioramento, che spesso non si manifestavano prima. Un buon manager dovrebbe sempre organizzare una “piccola Due Diligence” periodica della propria struttura di riferimento e governo; affinché si possa fare il punto della situazione individuando aree critiche e/o di miglioramento, ma anche per meglio valutare le risorse e le difficoltà della propria organizzazione. In queste occasioni l’utilizzo di un consulente potrebbe essere prezioso; perché, un parere esterno può fornire notevoli ed inaspettati vantaggi di visione e prospettiva, oltre che apportare competenze specialistiche spesso non presenti nell’ organizzazione oppure nella propria professionalità individuale.

In sintesi, la Due Diligence è scomoda e spesso ingombrante, ma è altrettanto una occasione da cogliere con entusiasmo; nello spirito di miglioramento, ma soprattutto di apprezzamento della qualità del lavoro.  

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